Articoli di Giovanni Papini

1905


La Bilancia

Pubblicato su: Leonardo, anno III, fasc. 15, pp. 32-33
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Data: febbraio 1905




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VIESY

   La Bilancia che si pubblica fin dal I° gennaio 1904 a Mosca è la rivista del gruppo più intransigente ed importante della giovine Russia letteraria. Questo gruppo si è formato come reazione necessaria a certe condizioni dell'ambiente intellettuale russo nell'ultimo quarto del secolo XIX. Il continuo contrasto tra il pensiero russo e il governo attuale, che diviene sempre più terribile e tragico, si rifletteva anche nell'arte. Alla forza creatrice nazionale era imposto, come unico e supremo dovere. di esprimere soltanto i cosiddetti sentimenti buoni, cioè i liberali, e soltanto ciò che esprimeva, o con versi o con novelle o con quadri, questi sentimenti era considerato come arte. Tutto il resto, tutte le speranze e tutti i sogni dell'arte, era disprezzato e rigettato come cosa inutile e vana. Perciò i finissimi poeti Fet e Fjodor Tjutcew avevano pochissimo successo ed anche oggi non sono molto conosciuti.
   Perciò tutto quello che era veramente arte, e nient'altro che arte, era messo al secondo o terzo posto e non trovava accoglienza né presso le riviste, nè presso gli editori, nè presso gli altri stabilimenti letterari. Chi voleva essere soltanto artista era costretto a coltivare le sue speranze e le sue visioni quasi al di fuori della vita, nel silenzio e nella solitudine, riprendendo e seguitando l'arte così meravigliosamente iniziata dal genio del Puschkin.
   Ma questa ragione del sorgere del gruppo della Bilancia è piuttosto esterna ed è un'altra la ragione intima e profonda. Il gran ciclo spirituale incominciato da Alessandro Puschkin, dopo le opere gigantesche di Dostojewskj e di Leone Tlostoj si è chiuso con Anton Cekhow. L'epica evocazione della Russia, con tutto il suo carattere nazionale, con tutte le sue speranze e le sue aspirazioni, con tutti i suoi dolori e le sue gioie è finito. È un edificio ciclopico, enorme, del quale Puschkin, Dostojewskj, Turgheniew, Tolstoj sono stati gli architetti e che Cekhow ha onorato in fine coi suoi intagli e le sue statuette. Ormai esso è costruito e addobbato. Tutto quello che si potrebbe fare ancora in quella direzione non sarebbe che un supplemento e una nota inutile e superflua. Oggi chi vuoi fare veramente qualcosa d'importante nel senso dell'arte deve preparare un ciclo nuovo, deve preparare delle forme per il nuovo domani, deve preparare la strada del gran profeta che verrà per rivelare il nuovo destino, per additare il nuovo grande ideale dello spirito russo.
   Questo voglion fare i nostri amici della Bilancia di Mosca. Perciò la loro rivista rappresenta anche la reazione al predominio della scienza, della logica del razionalismo, di tutto ciò ch'è nemico della poesia e del mito. Questo carattere polemico è indicato dal fatto che invece di pubblicare poesie o novelle preferisce dare articoli di polemica e di battaglia, e informare le ultime generazioni sul movimento europeo.
   Il gruppo di Mosca pensa però anche a rinnovare la forma e soprattutto quella poetica, arricchendo e allargando la virtù espressiva del verso russo, mettendo in esso quell'aria d'infinita grazia, quell' «andante lamentoso», che son propri dell'antico canto russo. Ed è un poeta quello che vien considerato come il capo di questo movimento, cioè COSTANTIN BALMONT, poeta dolcissimo ed armonioso e molto personale per quanto un poco influenzato da Baudelaire e da Verlaine. Egli ha pubblicato già molti libri di versi: Il silenzio (1897), Edifizi che ardono (1899), Bisogna essere come il sole! (1903), Sotto il cielo settentrionale, nell'infinito, Soltanto l'amore! e ne promette uno nuovo La liturgia della bellezza. Più adatto di BALMONT ad entrare in contatto col vecchio mito russo è forse VALERIJ BRJUSSOW, anch'egli poeta e autore di Chefs d'oeuvres; Me eum esse Tertia vigilia (1899) e Urbi et orbi (1904). Egli è veramente l'anima di questo gruppo quello che dice e fa di più. Accanto a lui è un altro poeta, dotato di una singolare immaginazione e di un senso profondo dell'anima russa, cioè J. BALTRUSCIAITIS del quale abbiamo già i Canti del mattino; La sera (poema tragico), I compagni di Colombo; Il Re del mare. Molto interessante ò il gruppo dei poeti-filosofi composto dal giovanissimo ANDREJ BJELYJ il quale oltre a un libro dì poesia: L'oro nell'azzurro ha pubblicato due volumi di prose poetiche (Sinfonie I, Eroica II, Drammatica) e vari studi filosofici, tra i quali uno importantissimo sulla teurgia nella rivista Mir iskusstwa, e da VJACESLAW IVANOW, il quale si è rivelato poeta


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cogli Astri piloti e col Trasparente e filosofo col suo libro sulla Religione del Dio dolente (Dionisio).
   E questi non sono i soli: Merejkowskij, sua moglie Sinaida Ghippius, Michel de Semenow, Minski scrivono e lavorano per la Bilancia senza contare i corrispondenti stranieri. Giacchè la Bilancia ha, come il Mercure de France, la sua casa editrice, che piglia il nome dallo Scorpione, la quale oltre a pubblicare le opere originali dei poeti e dei filosofi del gruppo pubblica anche molte traduziom di scrittori stranieri. Cosi il Balmont ha tradotto Shelley, Poe, Caldernn e sta traducendo Baudelaire; Baltrusciaitis, ha tradotto D'Annunzio, Byron e prepara Ibsen e Strindberg; Poliacof ha tradotto Knut Hamsun, novellatore norvegese e tradurrà, con Baltrusciaitis, l'Ibsen, Brjussow sta traducendo Emile Verhaeren, Semenow lo strano romanziere polacco Stanislao Prybyszewski, l'autore di Homo sapiens e dei Figli di Satana.
   Noi parleremo prossimamente con maggiore ampiezza di questo simpatico movimento del nostri amici di Russia e speriamo anzi di pubblicare una serie di saggi sopra ciascuno di loro, accompagnati da traduzioni di alcune delle loro cose più singolari. Intanto abbiamo voluto annunziare in Italia che la mentalità russa non si ferma alle rapsodie evangeliche di Leone Tolstoj.


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